L’accoglienza degli “stranieri”

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Altri poveri chiedevano l’elemosina sulla porta delle chiese, altri ancora arrivavano presso la sede comunale, tra questi ce n’era una categoria speciali erano luterani, calvinisti, ebrei convertiti al cristianesimo che andavano di paese in paese elemosinando qualche volta con una lettera di presentazione del Vescovo e e del Governatore. I registri di contabilità ci hanno lasciato i loro nomi, tra loro ci sono nobili decaduti ed ex-ufficiali austriaci, non pochi si presentano in Comune con una certa regolarità: Antonio Scandiorac di Berna, calvinista, è a Monte Roberto ìl 6 aprile, il 4 ottobre 1785 e 1’11 febbraio 1786; l’ebreo di Senigallia Giovanni Strozzi il 17 ottobre 1783 e il 28 maggio 1785; Giuseppe Giannini e sua moglie Maddalena Makasan, ebrei, il 19 settembre 1786 e il 15 luglio 1787. Ci sono ebrei di Roma Ferrara, Ancona ▀

, luterani provenienti dalla Normandia e dall’Alzazia, calvinisti della Svizzera, c’è un certo Conte d’Aleppo (25 luglio 1783) spogliato dai Turchi cui vengono dati 2 scudi; ci sono tre spagnoli, “già schiavi-riscattati de’ Corsari Barbari” che chiedono l’elemosina per fare il viaggio di ritorno a casa. Stranieri per lo più, ma ormai fratelli nella fede cristiana che asserivano di aver abbracciato, come quel “turco fatto cristiano”, cui fu fatta l’elemosina di 30 baiocchi nel 1610.

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Interno sinagoga Ancona

Non poche erano le richieste di coloro che dicevano di “essersi convertiti dall’eresia”; l’elemosine erano state dal 1765 al 1789 – in cui non c’erano stati mesi a Monte Roberto senza questuanti -, da 2 scudi a 10 baiocchi con una media di 20/30 baiocchi per ciascuno. In considerazione di questo fatto il Consiglio della Comunità il 9 agosto 1789 decide di non dare più di 10 baiocchi; “se i Signori Residenti si arbitreranno da dargli maggior somma, in tal caso il di più di baj. 10 s’intenda dato del proprio e mai a conto della borsa di questa Comunità”.

Ci furono anche avvenimenti particolari, come la persecuzionedei marrani ad Ancona, che davano luogo a pronunciamenti papali. Tuttavia, nonostante ciò, la Santa Sede continuava a elargire al gruppo levantino di Ancona un trattamento particolare e più favorevole in confronto a quello della comunità di Roma, soprattutto in campo economico.

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