Semina, raccolta e la soluzione del problema dei cinghiali.

La raccolta del grano (XII sec.)

 Dalla legislazione statutaria (secoli XV-XVI).
Per la semina del grano innanzitutto nell’ampio capitolo che riguarda i lavoratori della terra e come essi la devono lavorare“, si prescrive doversi seminare “seme di frumento buono, non mescolato”, i lavoratori poi erano tenuti a mondare tutti i semi nati che sono nel terreno e a liberarli dalle erbacce ogni volta sarà necessario”.
Erano previste multe per chi invadeva con cani terreni coltivati a grano e per quanti, padroni o custodi, causavano danni con animali (“un bufalo o una bufala, un bue o una vacca, un mulo o una mula, un cavallo o una cavalla, un maiale o una scrofa, un becco o una capra animali della loro specie”), “a una coltivazion e di grano non mietuto” .
Non subiva pene pecuniarie invece chi uccideva un animale, fosse pure un maiale, una scrofa, una capra o un animale dello stesso genere, trovato a far danni “in un terreno seminato a biada in tempo di mietitura”. Multa invece di 100 libre per “chi dà fuoco a un mucchio o barcone di grano. La trebbiatura o la battitura del grano era così regolamentata:
“Stabiliamo ed ordiniamo che coloro che battono il grano ed i lavoratori della terra sono obbligati e debbono fare le aie nei campi da essi coltivati, ed ivi battere il grano e le biade; e non presumano di portare fuori dai campi il grano senza licenza del padrone del terreno e debbono fare negli stessi terreni i pagliai, quando grano e biade vengono battuti” .

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La trebbiatura o battitura allora era fatta da lavoratori muniti di due bastoni tenuti insieme da un pezzo di cuoio e per battitura ottenuta con il calpestio di cavalli.
Il grano inoltre non era sequestrabile a chi avesse un qualche debito, né esportato da forestieri senza che avessero pagato la relativa tassa.


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