Patto di colonìa A.D. 1816

PATTO DI COLONÌA (24 AGOSTO 1816)

                               Al nome  di Dio. Amen 
                                  GOVERNO PONTIFICIO 

Con la presente privata scrittura, che in doppio originale viene dalle Parti firmata,
ed a ciscuna di esse rilasciata, e la quale vogliono che abbia forza di autentico
documento, si dichiara come il Sig. Emidio Salvati di questo luogo Figlio del
Sig.r Serafino presente, ed acconsensiente, da e concede per titolo di Colonia
parziaria a Giambattista Uncini di Massaccio e sua Famiglia il Predio ora ritenuto
a colonia dalli Fratelli Domenico, e Settimio Gaucci posto nel territorio di
Massaccio in contrada la Pieve con li seguenti patti, Capitoli e condizioni, cioè
1°. La Colonia s’intende stabilita per un anno da aver principio nel giorno di S.
Lorenzo del futuro anno 1817, secondo l’uso del Massaccio e così da
continuare di anno in anno, quante volte non segua a distanza delle parte la
preventiva disdetta, che le parti stesse per oggetti di loro reciproco interesse
intendono, e vogliono debba intimarsi, ed eseguirsi non più tardi del giorno
10 del Mese di Agosto di ogni rispettivo anno, ossia nel giorno di S. Lorenzo,
e così rende libero il Predio nel successivo anno, il tutto secondo l’uso e
consuetudine del Massaccio, a cui su questo oggetto ambe le parti suddette
intendono di riportarsi; e questa convenzione si vuole dalle parti ferma valida
nonostante qualunque Legge, e consuetudine tanto generale, che particolare
emana in proposito; perché così per patto espresso, e non altrimenti ecc.
2°. Si conviene parimenti, che il seme del Frumento debba mettersi a metà, e che
tutti i prodotti, nessuno eccettuato debbono dividersi parimenti a metà, ed in
quella forma che più piacerà al Padrone; e perciò anche il seme del Lino, e
Canapa, così la Veccia, il moco [Pianta erbacea della famiglia Leguminose,
che è usata da seme e da foraggio], e l’orzo, che sogliano ordinariamente
trascurarsi, o per incuria de’ Padroni, o per abuso de’ Coloni, dovranno
egualmente essere ripartiti nella loro totalità escluso soltanto il seme da erogarsi
per la riproduzione; e che tutti li prodotti debbano dal colono trasportarsi in
Monteroberto a proprie spese.
3°. Il frutto de’ Mori gelsi resta dichiarato di piena ed assoluta proprietà del
Padrone, senza qualunque partecipazione del Colono a meno, che non si
convenga in ciascun anno, che il colono debba occuparsi dei Bachi o vermi
da seta; nel qualcaso saranno a carico del colono istesso tutte le fatiche, che
il Padrone non sarà tenuto ad altro senonché alla somministrazione delle
foglie e della metà del seme.
4°. Sarà obbligo del colono di presentare annualmente l’opera delle sue braccia
per il numero di giorni cinque nei casi di piantagioni, e bonificazioni che
potessero eseguirsi nel Predio, e ciò senza pagamento di sorte alcuna; quando
poi nel giro dell’anno non occorresse prestazione di opera nel fondo colonico,
potrà il Padrone in tal caso farle eseguire per le bonificazioni degli anni
successivi. 5°In ciascuna settimana, e nel giorno che gli verrà prefisso il colono dovrà
portare al Padrone in Monteroberto gli erbaggi, e mancando dovrà pagare
bai. [occhi] 10 per volta.
6°. Parimenti dovrà consegnare annualmente al Padrone al Massaccio la
competente parte de’ Pali, e canne che si svelleranno dalle viti nella loro
rificcatura, come ancora la metà de’ braccioli degli oppj e la metà delle fascine
di qualunque specie, comprese particolarmente quelle dette delle pecore.
7°. Si conviene che il Colono debba corrispondere annualmente i sottodescritti
capi cioè: in Natale Capponi paia numero tre; in carnevale Calline (sic!)
paja numero tre; in Agosto Pollastri paia numero tre; ovi in tutto numero
centosettanta, e così mensilmente numero quindici, dichiarandosi, che i
Capponi non dovranno essere inferiori al peso di libre nove e le Calline di
libre sette e mezza per ogni paio; e ponendosi i Callinacci, oche, anitre
dovranno pure essere divise a metà.
8°. Il trasporto delle uve dovrà farsi intieramente a carico del Colono a quelle
canali, che gli verranno assegnate nel Massaccio; sarà solamente permesso
di prevalersi del bestiame del Predio per detti trasporti. Inoltre dovrà
presentarsi alla vendemmia, ed al servizio della canale e Cantina sino alla
totale imbottatura del mosto, ricevendo però le cibarie dal Padrone secondo
il costume.
9°. Il Padrone al tempo dell’ingrassatura de’ majali somministrerà al Colono
coppe numero una sembola per ciascun majale.
10°. Si conviene inoltre per patto espresso, che il detto Giambattista Uncini e di
lui Famiglia debbano interamente coltivare il predio soddetto con vanghe, e
non gli sia permesso di lavorarlo con l’aratro per qualunque siasi titolo, ed in
verun tempo dell’anno, e neppur per seminare, giacché anche la seminazione
del grano dovrà farsi colle zappe.
11°. Si conviene inoltre, che il colono debba ritenere nel Predio quella specie, e
quantità di bestiame che parrà al Padrone e morendo qualche bestia debba
portare la pelle allo stesso Padrone.
12°. Resta parimenti convenuto, che né il detto Giombattista Uncini né alcuno
della sua famiglia cioè Domenico di lui Fratello, e Sebastiano, e Domenico
suoi figli non possano né debbano coltivare veron altro Predio o terreno
oltre a quello assegnatogli, datogli come sopra dal detto Sigr. Emidio,
altrimenti sia in sua facoltà di non farlo entrare nella stessa Colonia, ed entrato
espellerlo ancora fuori di tempo, ed ugualmente non sia permesso al detto
-Giambattista di andare ad esercitare l’arte di Fornacciaro, e cuocere le fornaci
de’ mattoni senza l’espressa licenza de’ Padrone e sotto la pena soprindicata.
13°. Si conviene infine che in caso d’inosservanza dei presenti capitoli, e degli
obblighi come sopra infissi ed accennati sia in piena libertà del Padrone di
rescindere la Colonia in qualche tempo dell’anno, non ostante qualunque
legge o consuetudine in contrario così per patto ecc. Dichiarandosi che senza
questa disposizione non si sarebbe proceduto alla presente stipulazione, bene
inteso pere), che avvendo il caso dell’espulsione fuori di tempo, come sopra
contemplata non debba il colono essere pregiudicato nei diritti che a norma
del jus-comune potrebbero appartenergli in contemplazione delle fatiche
fatte, le quali saranno valutate a giudizio de’ periti e non altrimenti ecc.
In fede. Monteroberto questo dì. 24 agosto 1816
Emidio Salvati m[an] o p [r] o [pri] a
Gio. Battista Uncini m[an]o pr[opri]a
Domenico Bucci Test[imoni]o m[an]o pr[opri]a
Vincenzo Gherardi test[imoni]o e scrissi la presente di commissione m[an]o
pro [pri] a.
Da Miscellanea Salvati, Villa Salvati, Pianello Vallesina-Monteroberto, in, Saino
Alfredo Antonio e Cardinali Sergio. Architetture nella valle dell’Esino (An) Casino
Salvati, Torno 11/B1, documenti e relazioni, 11-12.

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