Alessio Panfoli, l’assessore soldato: da Monte Roberto alla missione in Libano

Il tenente colonnello per seguire le questioni del suo paese, quando non ha lavoro si collega in remoto col pc

di CHIARA CASCIO

Alessio Panfoli lavora in Libano e segue da remoto le questioni del suo paese
Alessio Panfoli lavora in Libano e segue da remoto le questioni del suo paese

In Libano con l’Esercito, a Monte Roberto con il cuore. Il Tenente Colonnello Alessio Panfoli, 44 anni, è tra i 1.100 militari del contingente nazionale in missione in Libano. Originario di Monte Roberto, dove è marito, papà e anche assessore al Bilancio, Finanze e Urbanistica nella Giunta di Stefano Martelli, ha contribuito all’apertura della sede del Club Ufficiali Marchigiani nella frazione di Pianello e ora è anche promotore di un corridoio di solidarietà tra il comune della Vallesina e il Libano per la raccolta di beni di prima necessità. A più di 3mila km da casa, quando non è impegnato a lavoro, si collega al pc e segue da remoto le questioni politiche cittadine, svolgendo i suoi incarichi. “É da sempre questo lo spirito che c’è in me – dice di sé -. Sono amante delle avventure, curioso di scoprire e di scoprirsi ma fortemente legato alle origini”.
 Ma perché i militari italiani in Libano?
“La missione UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) è nata nel 1978 con una risoluzione adottata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele – spiega Panfoli -. Successive risoluzioni hanno prorogato la durata della missione. In ambito nazionale, l’operazione è denominata ‘Leonte’. Parallelamente l’Italia svolge anche un’altra missione che si concretizza nello schieramento di una Missione Militare Bilaterale Italiana in Libano”.
Colonello, che contributo sta apportando al Paese in questo momento?
“Sono un financial and contracting officer, ovvero mi occupo degli aspetti giuridico-amministrativi necessari per il corretto svolgimento della missione e del sostegno logistico. Con una situazione socio-economica fortemente peggiorata da covid e crisi economica, le difficoltà nel relazionarsi con le attività produttive locali sono diventate sempre più di difficile gestione e prevedono una sensibilità adeguata alla complessità di questa terra, grande poco più delle Marche, con quasi 7 milioni di abitanti, di diverse culture e religione”.
Da quando si trova in Libano e fin quando dovrà restare?
“Sono partito il 13 agosto e resterò fino a fine febbraio 2022. Rispetto all’ultima missione svolta nel 2017 in Afghanistan, in questa c’è una variabile in più che, sicuramente, condizionerà tutto il periodo, ovvero il Covid”.
Come vive le giornate?
“Le giornate, le settimane e i mesi risultano molto impegnativi. Si lavora costantemente ogni giorno per almeno 12 ore, le attività sono innumerevoli. Riusciamo a ritagliarci giusto qualche ora a settimana per un po’ di attività fisica, per mantenerci in forma e scaricare le tensioni”.
Le manca casa?
“La lontananza dall’Italia e dagli affetti è, senza dubbio, il sentimento più difficile da gestire. Fortunatamente la tecnologia ha fatto passi da gigante e riesco, ogni giorno, a sentire e vedere i miei cari. Nelle missioni si creano sempre rapporti speciali tra noi militari e anche la nostalgia e la mancanza degli affetti si superano grazie alla condivisione e all’aiuto reciproco”.
Quando tornerà la prima cosa che farà?
“Dopo tanti mesi all’estero, senza mai staccare la spina dal lavoro, è necessario prendersi un periodo di riposo e di spensieratezza. E…non c’è posto migliore della nostra Vallesina e della nostra bellissima Italia per rigenerarsi e recuperare le energie”.

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