Referendum estrazioni gas/petrolio in mare

Considerazioni trovate in rete PRO/CONTRO

E se proprio fossi costretta, voterei NO.

Ho letto tutti i vostri post sulle trivelle. Ho guardato tutte le sfilate delle immagini più o meno toccanti e più o meno simpatiche (l’ultima delle quali, “trivella tua sorella”, oltre che essere sfacciatamente maschilista, è stata proprio un epic fail, complimenti agli ideatori!). Immaginavo già che alcuni dei più famosi brand italiani arrivassero anche ad approfittare del momento caldo per le proprie campagne pubblicitarie (ed ecco infatti che “le uniche trivelle che ci piacciono” hanno per protagonisti un fusillo di pasta che si tuffa nel ragù e un cavatappi che affonda nel sughero di un nero d’avola). Mi rendo conto di quanto possa essere abbastanza facile restare impressionati da una campagna di Greenpeace che ci fa vedere le immagini del povero gabbiano tutto sudicio di petrolio che tenta disperatamente di aprire le ali. Ci vengono le lacrime agli occhi, vero? Ma siccome sono chiamata a dare un voto e mi piace pensare e agire con la mia testa, ho deciso di prendermi del tempo per informarmi e andare oltre le immagini e le informazioni che fonti “orientate” ci propinano in rete, soprattutto in materia ambientale, visto il tipico vizio che hanno certe campagne ambientaliste di puntare i piedi e otturare le orecchie. E quello che ho trovato in rete mi ha molto stupita. Sono partita da un paio di articoli (Il Post e Le Scienze) per poi approfondire saltellando da link a link fino a farmi un’idea mia che, per necessità di chiarezza, sento il bisogno di condividere.
Premetto che ho molto a cuore l’ambiente ma rifiuto la definizione di ambientalista (parola che come “fondamentalista” e “integralista” denota un estremismo spesso privo di qualsiasi tipo di raziocinio). E no, non sono un geologo che lavora in piattaforma, sono un geologo disoccupato che manco ci pensa ad andare a lavorare in piattaforma, per carità. E non ho nessuno in famiglia che lavora alla Eni. Insomma nessun interesse personale nelle mie opinioni.
Lasciando stare le motivazioni occupazionali (in caso di vittoria del SI, circa settemila lavoratori impiegati nel settore perderebbero il posto di lavoro, motivo per cui diversi sindacati si sono schierati a favore del NO) e le motivazioni economiche (dismettere gli impianti prima del tempo significa chiaramente un costo enorme per le spese di ammortamento, perché vuol dire non usare quell’impianto per l’intera vita operativa per cui era stato progettato) voglio discutere di seguito i motivi per cui non andare a votare nella speranza che non venga raggiunto il quorum, mi sembra la soluzione “più sostenibile”:
1) Lo stop che prevede il referendum riguarda più il gas metano che il petrolio. In Italia il petrolio, l’oggetto più demonizzato dalle campagne “No-Triv”, viene estratto per la maggior parte a terra e non in mare. Gli impianti che saranno oggetto del referendum estraggono fondamentalmente metano, che sebbene fossile, è una fonte di gran lunga meno dannosa del petrolio e ancora per molti versi insostituibile (attualmente il 54% dell’offerta energetica mondiale). In questa pagina del sito dell’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse, vi è l’elenco completo delle piattaforme oggetto del referendum (quelle entro i limiti delle 12 miglia), la loro profondità di estrazione (dato spesso sottovalutato, ma molto importante) e il tipo di combustibile estratto. Nonostante Greenpeace si faccia portavoce di immagini con ragazzi in costume da bagno ricoperti di catrame e poveri pennuti starnazzanti nel petrolio, scorrere velocemente l’elenco degli impianti farà capire brevemente come la percentuale di impianti a GAS sia in netta maggioranza rispetto a quelli a OLIO. Questo si traduce con una sola frase: Siamo disinformati e pronti ad abboccare a qualsiasi cosa, basta che sia green.
2) la vittoria del SI porterà inevitabilmente alla costruzione di altri impianti. La costruzione di piattaforme entro le 12 miglia è vietata per legge dal 2006 (comma 17 dell’art. 6 del D.Lgs 152/06) e su questo possiamo stare sereni. La vittoria del SI non potrà, però, impedire alle compagnie di spostarsi e costruire nuovi impianti poco oltre questo limite. Praticamente con il SI quello che vogliamo dire alle compagnie e: << Sentite, anche se avete ancora un botto di gas da estrarre in questo giacimento, chiudete tutti i rubinetti e spostatevi più lontano oppure andatevene in un altro paese >>. Si, significa questo, ridotto ai minimi termini. La compagnia allora potrà scegliere se non cambiare stessa spiaggia stesso mare, dismettere l’impianto entro le 12 miglia e farne, per esempio, uno nuovo a 12,5 miglia (li dove nessuno potrà lamentarsi di nulla) oppure andare a cercare giacimenti altrove, sulla terraferma o in altri paesi. Ma inevitabilmente, altri impianti saranno costruiti e altri saranno potenziati, per sopperire al fabbisogno energetico. Se vietiamo l’utilizzo degli impianti esistenti, da qualche altra parte questo gas dovremo andarlo a prendere, no?
3) La vittoria del SI non scongiura un rischio ambientale, anzi, contribuisce ad aumentare l’export petrolifero e quindi anche l’inquinamento. Ora, immaginiamoci un disastro ambientale, un grave incidente a una piattaforma petrolifera posizionata “correttamente” e cioè oltre il limite delle 12 miglia. Pensate davvero che un miglio, 5 miglia o anche 20 miglia possano fare la differenza? Sarebbe comunque una catastrofe e nessun vascello di Greenpeace o panda del WWF potrà correre avanti e indietro e fare da barricata all’avanzare del petrolio verso le coste. In più lo stop delle piattaforme esistenti si tradurrebbe in un maggiore traffico di petroliere che vanno a spasso per i nostri mari per portarci i combustibili che noi abbiamo deciso di non estrarre più ma di cui avremo ancora bisogno. Petroliere alimentate a petrolio, che trasportano petrolio e che possono esplodere o essere soggette a perdite e sversamenti. Senza dimenticarci che, sempre in Adriatico, anche la Croazia e la Grecia trivellano e, in futuro, potrebbero attingere ai giacimenti che l’Italia abbandonerà in caso di vittoria del SI. Insomma, a livello di rischio ambientale non cambia proprio nulla.
4) La vittoria del SI non si traduce in una politica immediata a favore delle energie rinnovabili che a conti fatti da sole non possono ancora bastare. Cosa vi aspettate, che all’indomani della cessazione delle attività nelle piattaforme, l’Italia magicamente si sosterrà solo con le rinnovabili? Siamo d’accordo che l’utilizzo dei combustibili fossili non sia una pratica sostenibile. Ma appunto per questo bisognerebbe puntare non alla costruzione di altri impianti, bensì allo sfruttamento residuo di quelli già esistenti che devono fare da supporto alle energie rinnovabili sempre più in crescita ma non ancora autonome. In un futuro (credo ancora troppo lontano) si auspica l’utilizzo esclusivo di energie rinnovabili ma ciò deve essere fatto un passo alla volta, con la consapevolezza che un periodo di “transizione” è fisiologico e l’utilizzo delle fonti fossili, soprattutto del gas, ci dovrà accompagnare in questo passaggio. In poche parole, se togliamo il gas e il petrolio dobbiamo essere in grado di sostenere subito “la baracca” in un altro modo altrettanto efficiente. Le stesse Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e WWF hanno detto: “quello che serve per difendere una volta per tutte i nostri mari è il rigetto immediato e definitivo di tutti i procedimenti ancora pendenti nell’area di interdizione delle 12 miglia dalla costa e una moratoria di tutte le attività di trivellazione a mare e a terra, sino a quando non sarà definito un Piano energetico nazionale volto alla protezione del clima e rispettoso dei territori e dei mari italiani”. Ok, siamo d’accordo, ma nel frattempo che definiamo il Piano energetico, l’Italia come vivrà?
5) Il referendum è illeggittimo, fa leva sulla disinformazione dei cittadini e sulla cattiva immagine che una trivella ha nell’immaginario comune. Non è un referendum lo strumento più adatto per risolvere un tema così complesso e così tecnico. O meglio, potrebbe esserlo se fossimo tutti degli esperti di coltivazione d’idrocarburi, ma non lo siamo. Trivellare non vuol dire necessariamente essere contro le politiche green, anzi, la normativa di settore è piuttosto severa e restrittiva nei confronti delle concessioni e degli adempimenti a cui le compagnie devono prestare attenzione.
6) Non è vero che la presenza degli impianti abbia ostacolato il turismo… Se così fosse, il litorale romagnolo (dove ci sono il maggior numero di impianti) non registrerebbe ogni stagione i flussi turistici che sono invece ben noti. Così anche la Basilicata. In poche parole il turista da peso ad altre cose, e non alla presenza delle piattaforme.
7) …e non è vero neanche che l’estrazione di combustibili dal sottosuolo può innescare terremoti come quello avvenuto anni fa in Emilia. Questa è un’argomentazione piuttosto tecnica di cui non auguro la lettura integrale nemmeno al mio peggior nemico, ma se volete trovate le conclusioni del rapporto a pagina 56 e successive di questo documento.
8) La vittoria del SI contribuirà allo sfruttamento dei paesi in via di sviluppo. Dal momento che nel giro di qualche anno verranno dismesse le nostre piattaforme e che il passaggio verso le rinnovabili è ancora qualcosa di molto lento, la vita continua e noi dovremo pur accendere i fornelli di casa e per farlo ci servirà ancora del metano. Metano che le compagnie si dovranno andare a cercare da qualche altra parte e che ci venderanno (a costi più cari, ma questa è un’altra storia che ricorda tanto quello che successe per il nucleare). E noi lo compreremo questo metano, lo compreremo più caro ma con la coscienza più pulita perché siamo ambientalisti e abbiamo detto che il nostro mare “non si spirtusa”. Il nostro mare, appunto. Per fortuna arriva Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni che, a braccetto di Renzi, già un paio d’anni fa esclamava soddisfatto: << In Mozambico l’Eni ha fatto la più importante scoperta di gas della sua storia: 2.400 miliardi di metri cubi di gas che consentirebbero di soddisfare il bisogno degli italiani per trent’anni >>. Inutile dire quanto poco gliene possa fregare del gas agli abitanti del Mozambico, loro che non hanno nè fornelli né automobili. Noi quindi ci prendiamo da loro gas e petrolio e loro si prendono solo gli eventuali rischi più qualche spicciolo che andrà nelle casse del governo locale. Molto comodo essere ambientalisti così, evvero?
Io sinceramente non mi sentirei a posto con la coscienza a votare SI e poi accendere i fornelli con il gas che viene non dall’Adriatico (no per carità, il nostro mare va tutelato) ma dal Mozambico che accoglie le compagnie petrolifere che noi abbiamo cacciato, accollandosi il rischio ambientale perché ha solo gli occhi per piangere e nessun potere contrattuale per dire “no, noi le vostre trivelle qui non le vogliamo”.
Quindi mi auguro semplicemente che chi deciderà di votare SI abbia un comportamento ineccepibile dal punto di vista energetico. Questo non significa solo fare la differenziata e andare in bicicletta. Significa essere pronti, per coerenza personale, a rinunciare all’indomani del referendum a qualsiasi forma di utilizzo dei combustibili fossili. Significa non possedere né auto né moto che non siano elettriche; significa non viaggiare né in aereo né in nave; significa avere una casa totalmente sostenuta da rinnovabili, con stufe a pellet o i raggi infrarossi; significa non comprare tantissimi prodotti che fanno parte della nostra vita quotidiana e per la produzione dei quali vengono usati combustibili fossili. Insomma, significa essere degli integralisti energetici, avere uno stile di vita molto più che green. Ma quanti, tra quelli che voteranno SI hanno una condotta del genere?
Per chi volesse leggere le altre ragioni del NO e altri articoli, qui troverà anche troppo.

E io voterei SI.

1) Lo stop che prevede il referendum riguarda più il gas metano che il petrolio.
– Il fatto che siano prevalentemente gicimenti di gas non significa che sia una produzione priva di rischi. Per tuo approfondimenti ti allego uno studio (http://www.lbst.de/…/EP-ENVI-02_Shale-Gas_PE-464425…) Da cui estrapolo solo una frase:
Gli attuali diritti di esplorazione ed estrazione di gas e olio dovrebbero essere riesaminati in considerazione del fatto che i rischi e gli oneri ambientali non sono controbilanciati da potenziali benefici poiché la specifica produzione di gas è molto limitata. E’ uno studio interessante.

2) la vittoria del SI porterà inevitabilmente alla costruzione di altri impianti.
– Questo mi sembra un tuo assunto immotivato, soprattutto per l’inevitabilmente. Realizzare un nuovo impianto è costosissimo e deve valerne la pena, vista la previsione delle risorse stipate sotto i nostri mari e visti gli iter tecnico/burocratici da superare non è detto che questa immediatezza ci sia. Già due compagnie hanno rinunciato ai loro permessi di ricerca.

3) La vittoria del SI non scongiura un rischio ambientale, anzi, contribuisce ad aumentare l’export petrolifero e quindi anche l’inquinamento.
– Mi semrba chiaro che chi sostiene il SI è perfettamente consapevole che un’eventuale vittoria non scongiuri il rischio ambientale. Il fatto che il referendum sia limitato ad esprimersi su questa domanda è dovuto a molteplici fattori. Alcuni legati ad un iter democratico, altri all’esatto opposto.
Siamo convinti che la vittoria del SI riduca il rischio ambientale sia in modo diretto, sia in prospettiva politica.

4) La vittoria del SI non si traduce in una politica immediata a favore delle energie rinnovabili che a conti fatti da sole non possono ancora bastare.
– Anche in questo caso è chiaro che non si tradurrà in una politica immediata a favore del rinnovabile. Sarà un indirizzo politico forte se 25 milioni di persone dimostreranno il loro interesse verso la sostenibilità.
Sui conti fatti non so che conti hai fatto. Oggi la Germania produce il 60% dell’energia in modo sostenibile e ci sono piccole città nello stesso stato in cui il 100% è energia pulita. Mi sembra che si possa fare una conversione di rotta anche in Italia. La Germania in 20 anni ha fatto miracoli e non diciamo la solita cosa degli italiani che non sono in grado che poi chi è in grado va a farlo all’estero.
http://www.fotovoltaicosulweb.it/…/in-germania-il-60-di…

5) Il referendum è illeggittimo, fa leva sulla disinformazione dei cittadini e sulla cattiva immagine che una trivella ha nell’immaginario comune.
Il référendum non è illegittimo è stato chiesto con l’iter previsto dalla legge e dalla costituzione.
In Italia l’unico sturmento per contrastare leggi che non rispecchiano la volontà popolare è il referendum abrogativo. E’ più che legittimo dunque, e non fa leva sull’immaginario, fa leva sulla volontà di un vasto gruppo di persone che crede in qualcosa e spera che più della metà degli aventi diritto di voto la pensi come loro.
Tu fai bene a dire la tua e a far riflettere gli elettori ma l’illegittimità è un’altra cosa. Ad esempio è illegittimo che oggi il governo stia facendo una legge che non tiene conto del risultato del referendum sull’acqua.

6) Non è vero che la presenza degli impianti abbia ostacolato il turismo…
Non puoi citare la riviera Adriatica parlando del mare. I romagnoli sono dei geni come imprenditori e hanno puntato tutto su discoteche e divertimento, proprio perché il mare da quelle parti non è l’attrazione principale. Hai mai sentito qualcuno parlare del mare cristallino di Rimini?
Detto questo penso che la confusione nasca perché ci si limita a citare la parola turismo. Quanti tra i turisti che cercano un mare pulito sono attratti dalle trivelle offshore. Quanto del turismo balneare Italiano è legato alla qualità delle sue coste dal punto di vista paesistico e naturalistico? I dati ci sono se vuoi li cerco per te Emoticon smile

7) …e non è vero neanche che l’estrazione di combustibili dal sottosuolo può innescare terremoti come quello avvenuto anni fa in Emilia.
La questione è davvero troppo tecnica e ci sono studi che dicono una cosa o il contrario. Non metto bocca. Io sono preoccupato del contrario…di cosa può causare un terremoto con le trivelle in mare. In particolare nell’area del Canale di Sicilia c’è un’intensa attività vulcanica che nel 1830 ha fatto emergere un’isola che poi si è risommersa. Abbiamo costruito un sacco di edifici su terreni franosi e poi ci siamo lamentati dei crolli. Del senno di poi son piene le fosse.

8) La vittoria del SI contribuirà allo sfruttamento dei paesi in via di sviluppo
Questa è una tua visione, io lego la presenza del petrolio alla presenza delle guerre quindi mi auguro che all’abbandono del petrolio corrisponda una riduzione dei conflitti. Giusto per dare una visione romantica in contrasto ad una catastrofica.

Per finire mi sento di dire che l’integralismo non è mai la strada giusta. La sotenibilità in natura come nella società è legata all’equilibrio di diversi fattori. L’equilibrio tra economia, ambiente, temi sociali e temi istituzionali.
Io nella questione trivelle per come è ora questo equilibrio non lo trovo. Trovo interessi economici di pochi come al solito.

Risposta alla risposta

1) conosco l’articolo, e non ho mai detto che non ci sono rischi, ma questi sono inferiori al petrolio. L’informazione, soprattutto quella che passa per immagini, che è stata fatta in rete ha puntato molto sul “nero” sull’immagine del petrolio che ricopriva tutto. Quindi mi è sembrato giusto puntualizzare il fatto che si tratta soprattutto di metano (quello che fino agli anni 90 “ci dava una mano”). Ma si sa…un’immagine vale più di mille parole e fa più presa sul cuore della gente. Fosse per me si dovrebbero limitare al massimo anche le ricerche e le trivellazioni per le estrazioni di gas metano. Infatti continuo a ripetere e insisto su come sia più opportuno continuare a sfruttare quello che già c’è, fino a quando c’è, e nel frattempo spendere tutto quello che è nelle nostre capacità per lo sviluppo delle rinnovabili.

2) non sta scritto da nessuna parte che altri impianti verranno costruiti, ma non è garantito neanche il contrario. Ma siccome ci sono diversissime richieste di permessi di ricerca, è sicuro più che verosimile che altre concessioni verranno date. Le compagnie che hanno rinunciato non hanno di certo rinunciato in vista del referendum, ma evidentemente in seguito a un bilancio costi/benefici che pesava troppo dalla parte dei costi. Semplicemente si saranno spostati altrove. Oppure pensiamo di aver così tanta voce in capitolo da contrastare queste superpotenze? E neanche che certi colossi si spaventino di fronte agli iter burocratici che devono affrontare. Fatto sta che quello che non estraggo in un posto, dovrò andare a estrarlo in un altro posto (e qui mi riferisco alle parole di ENI in riferimento al Mozambico).

3) Se dai un’occhiata in rete troverai che i maggiori incidenti sono legati più al trasporto del petrolio, che alla sua estrazione. Solo che nel primo caso si tratta di inquinamenti più piccoli e frequenti, molti dei quali neanche fanno notizia, nel secondo caso si tratta di picchi che “fanno notizia”, e molta presa sulle coscienze. Ma sono deleteri e distruttivi entrambi. Solo che che nel caso in cui le piattaforme rimanessero operative, il traffico in mare sarebbe minore. Inoltre il rischio di incidenti, come il caso del Messico, della DeepWater, come ti ho già detto, è pressocchè nullo. La DeepWater infatti operava a 1500 metri sotto il livello del mare, motivo per cui i “soccorsi” per riparare la falla sono durati giorni e il risultato è stata una catastrofe. Le nostre piattaforme invece sono raggiungibili con “maschera e pinne” (trovandosi dai 9 metri fino a un massimo di circa 100, e si, in quel caso ci vogliono i sommozzatori, ma non sono profondità irraggiungibili.).

4) il Governo conosce già bene l’interesse degli italiani alle rinnovabili. C’è da domandarsi se anche lui (il governo) ha le stesse intenzioni. Il punto semmai è abbassare i costi, investendo in sviluppo tecnologico. Qui però la questione è più ideologica e lo spiegavo alla fine del post. E potrei chiederti, ad esempio, se tu possiedi una macchina elettrica. Se la risposta è no, e se non intendi comprarla nell’immediato, io credo che il segnale non possa arrivare. Perché un conto è mettere una X su un foglio di carta, un altro conto è comportarsi di conseguenza, rinunciando subito, dal 18 aprile, agli idrocarburi. Idem per i riscaldamenti a casa, per l’acquisto di materiali contenenti plastica eccetera eccetera. Da noi ci sono delle realtà virtuose, ma sono delle piccole oasi, in un mare infinito. Certo che la Germania ha fatto miracoli nel campo delle rinnovabili, ma se permetti, lo stile di vita di un tedesco è anni luce avanti rispetto a quello di un italiano. Siamo diversi e diversi, purtroppo, sono i governi (dai, dobbiamo davvero parlare di politica, mi viene da piangere!). Inoltre ci sono molte altre realtà virtuose, vedi ad esempio la Norvegia che sono virtuosissime, ma che non rinunciano comunque a trivellare e esportare petrolio (Statoil su tutte).

5) Con la parola “illeggittimo” mi sono espressa malissimo e ammetto che se avessi avuto idea che questo mio post avrebbe avuto tanto clamore, non l’avrei scritto ieri notte alle due, ma sarei stata molto più attenta a un sacco di dettagli. Intendevo dire che è una bufala il modo in cui è posto, non c’è assolutamente informazione, o meglio c’è informazione solo sui motivi del SI. Anche su fb, migliaia di pagine e gruppi per il si e nessuno della controparte. Mi metto nei panni della persona qualunque, che fino a ieri non sapeva cosa fosse una trivella, e chiaramente non posso far altro che abbracciare le idee dei SI. Però ancora prima dell’arma del referendum, lo strumento più importante che possediamo è la libertà e il cervello, con la prima siamo liberi di informarci autonomamente in rete, e con il secondo pensiamo. Tu stesso sul tuo profilo rivendichi il diritto di non spiegare, per motivi di spazio e di semplicità, tutti i punti e di affidarti alla facilità di lettura delle immagini. E capisci bene che se vedo una splendida tartaruga che nuota felice in un mare cristallino, un sacco di persone saranno portate a votare si senza spendere neanche un minuto a leggere oltre o a informarsi. Chi sostiene il no, il supporto delle immagini purtroppo non ce lo può avere. Cosa mettiamo una trivella e un cuoricino? Dai….
6) Il fatto che i romagnoli siano dei geni è fuor di dubbio perché riescono ad avere più bandiere blu loro, con il mare color topo, che noi, con le bahamas in casa. Di sicuro il colore del loro mare non dipende dalle piattaforme. In ogni caso Non importa come arrivino al risultato, ma è errato dire che ci sia stato un calo del turismo. Ho fatto l’esempio dellìEmilia perché è quella con più impianti. Ma andiamo in Sicilia, non credo che abbiamo problemi di turismo. Quando sentirò il primo turista che dirà : No, in Sicilia non vengo perché ci sono le trivelle, vi farò sapere”.
7) Si chiama Isola Ferdinandea, circa 8 metri di profondità, bellissima e regno dei subacquei. Ma le due realtà convivono già da circa sessantanni, terremoti ce ne sono stati e di incidenti nessuna traccia.
8) Il punto 8, proprio questo punto, che tu argomenti in maniera così sbrigativa, è proprio quello che più mi fa arrabbiare. Perché siamo tutti ambientalisti si, ma con il culo degli altri. Io non ci sto. E del Mozambico non ne sto parlando io, ne hanno parlato Renzi e l’amico suo di Eni.

L’integralismo è proprio quello che io condanno, nel mio post. E tu, purtroppo, continui a non capire la mia posizione. Eè proprio perché io voglio un mondo più sostenibile che mi sento di votare No. Sostenibilità significa lasciare ai nostri figli il mondo nelle condizioni in cui noi lo abbiamo ricevuto dai nostri genitori, e non peggiore. E io continuo a pensare fortemente che la vittoria del SI non risolverà il problema. Anche il NO non lo risolverà, ma con il SI, in più ci sarà lo “spreco”.


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