SVILUPPO UGUALE PROGRESSO?

Sessanta anni fa non esisteva la raccolta dei rifiuti, non esisteva neppure la parola “rifiuti”. Com’era possibile? Cosa buttiamo oggi nel sacchetto dell’organico?

‘l berò

Le Bucce della frutta, gli scarti della verdura, gli avanzi di cibo. Dobbiamo separali diligentemente, poi vengono trasportati e trattati (si spera) per essere ridotti, dopo mesi, a terriccio. Ai tempi della mia infanzia, avevamo un impianto di riciclo formidabile, “il maiale”.

La trocca

Spazzava via tutto e anziché del terriccio avevamo i prosciutti, le “salcicce”, i salami. Al posto dell’operatore ecologico c’era il “pistarolo”.

I piatti venivano lavati con l’acqua calda della pasta (non esistevano i detersivi né i loro contenitori in plastica, non esisteva proprio la plastica!), l’acqua incorporava gli ultimi residui di cibo e, trasformata in “broda”, finiva nella “trocca” del porco. Il grugnito della cara bestiola sottolineava la sua estasi nel cibarsi di quell’intruglio.  

Bottiglie di plastica, scatolette, confezioni ecc.. non esistevano. Si comprava un etto di conserva o di sardine o di tonno, da Severì, piuttosto che da Santina o Lisetta; come per la pasta, veniva tutto incartato nella carta oleata o con la carta paglia, la stufa, sempre accesa, provvedeva a trasformarla in cenere.

La piazza con le botteghe di Santina, Elio e Severì.
Bucato con la cenere

E la cenere? Serviva per la “lisciva”, ci si lavavano le lenzuola, e quello che restava era concime per l’orto. Residuo zero. Non c’erano le vaschette del supermercato a contenere la carne. Il pollame veniva “scannato” in casa, con le piume (specialmente quelle d’oca) si riempivano cuscini e materassine. Il coniglio veniva spellato, la pelle messa da parte in attesa di un altro operatore ecologico “il pellaretto”.

Passava con una cassetta di legno sopra la bicicletta e lanciava il suo grido, noi ragazzini, sempre attenti; ti dava 10 lire per la pelle, se era bianca, meno se scura, normalmente restavano nelle nostre tasche.  Maglie e maglioni, pantaloni (rigorosamente corti sia in inverno che in estate per risparmiare la stoffa) subivano infiniti adattamenti, attraversavano le generazioni, per poi finire dallo “stracciarolo”.

Il pezzo di sapone con cui si lavavano i “pagni”, era lo stesso usato per il bagno settimanale, dentro la tinozza. Spesso la stessa acqua serviva per due o più bambini (l’ultimo faceva i fanghi, ma avevamo degli anticorpi giganteschi). Chi poteva si faceva il sapone in casa, utilizzando il grasso del maiale.

Idrolitina - Wikipedia

In famiglia c’era qualche bottiglia di vetro, quella per la tavola aveva la chiusura con la guarnizione di gomma; serviva per l’Idrolitina del Cavalier Gazzoni. Una polverina che rendeva l’acqua frizzante, si utilizzava solo d’estate, per rinfrescare la gola, non serviva conoscere il modo di schiacciare la bottiglia in Pet prima di depositarla nell’apposito contenitore.


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