Immaginate una scuola.

Francesco Brescia

Immaginate una scuola.

La UE è una classe.
Una classe nella quale ognuno fa quello che vuole. L’unico professore temuto è quello di economia, soprattutto quando chiede le quote per la gita. Gli altri professori parlano, parlano, ma in fondo nessuno li ascolta. Però i ragazzi tornano a casa e chiedono sempre ai genitori “dobbiamo portare i soldi per la lavagna multimediale, ce lo chiede la scuola. Dobbiamo portare i soldi per l’uscita didattica, ce lo chiede la scuola”.
Il materiale per studiare costa tantissimo, nella classe della UE. E lo custodisce la Germania, che è la prima della classe in queste cose di cancelleria.
L’Italia se ne sta un po’ per i fatti suoi, nella classe della UE.
Non se la passa tanto bene, a casa.
Ha dei nuovi genitori adottivi, che faticano a comprendersi e a mettersi d’accordo. Un po’ perché sono troppo diversi tra loro, un po’ perché c’è di mezzo il nonno, un uomo vecchio, col parrucchino, basso e rattuso che rompe continuamente il cazzo e ogni tanto si mette a contare con le dita, fa le corna e vuole parlare delle cose del passato. Il nonno tra l’altro dovrebbe pure stare in galera, per questioni di nipotine, ma nessuno ha capito perché giri ancora a piede libero.
Italia ha il banco vicino alla porta della classe. Ogni giorno un sacco di bambini delle altre classi vogliono entrare, e spintonano Italia, la sbattono di qua e di là, e Italia li farebbe anche entrare, ma il banchetto è piccolo e la sediolina non regge tutti.
Certo, meglio di Grecia, che la sediolina non ce l’ha nemmeno più e se ne sta seduta per terra, in un angolo della classe della UE.
Poi c’è Francia.
Quanto mi sta sul cazzo Francia.
Francia fa quello che vuole, ha dei libri specifici che usa solo lei, e vorrebbe decidere pure il programma di studi. Francia pure sta vicino alla porta, ma lei non fa sedere nessuno.
Francia è amica di quello che se ne è andato via dalla scuola, Gran Bretagna.
Gran Bretagna fa quello fico, ma solo perché sa di avere le spalle coperte da suo cugino. Suo cugino ogni tanto arriva, sagnellone, alto, grosso, sempre prepotente e violento, e rompe il cazzo a tutti.
Il cugino bullo di Gran Bretagna si chiama Stati Uniti.
Non ci va nemmeno più a scuola, questo.
Quando arriva Stati Uniti, tutti stanno zitti.
Gran Bretagna lo affianca, e dalla classe della UE si stacca e li accompagna sempre Francia. E i tre vanno a rompere i coglioni in altre classi.
Soprattutto nella classe Medioriente.
Quanto rompono i coglioni a Medioriente questi tre.
Quella classe già è un casinò da anni per colpa della professoressa di religione, che cambia sempre programma e li fa litigare.
Litigano, non fanno altro.
Però hanno spesso delle aule più soleggiate di quelle degli altri, e allora Stati Uniti va, ogni tanto, e se la prende con qualcuno di loro. Così.
Come se non bastassero i problemi.
Tanto il preside ONU dorme. Lui beve, chatta con le cinquantenni fake, si fa le pippe e dorme.
Tempo fa Iraq sputava con la cerbottana a Kuwait. Stati Uniti arrivò e distrusse lo zaino di Iraq. Poi il banco. Poi il femore. Poi la faccia. Iraq sta là, in classe, ma non si è ripreso e sanguina ancora.
Un’altra volta Stati Uniti decise di entrare nella classe Nordafrica, per spezzare il braccio di Libia. Francia era tutta contenta. Italia no, ma si accodò lo stesso.
Il banco di Libia è ancora in fiamme.
E adesso Stati Uniti vogliono il motorino di Siria.
Madonna, quanto vogliono quel motorino.
E sopra al motorino di Siria ci vogliono fare un giro pure Francia e Gran Bretagna.
Ma Siria è pure amica dei bulli di altre classi, soprattutto Russia, che è un altro che vi raccomando, e Turchia.
Turchia ha il professore di sostegno, perché è irrequieto e tutti hanno paura di come reagisce.
E pure loro, Russia e Turchia, vorrebbero farsi un giro sullo stesso motorino di Siria.
Ma Stati Uniti se ne fotte.
Quando vuole una cosa, Stati Uniti non si tiene.
E appresso ci stanno sempre Gran Bretagna, che pure a scuola non ci vuole andare più da un paio d’anni, e non si sa cosa voglia fare da grande. E Francia, che non ho capito cosa ci rimanga a fare nella classe della UE, visto che decide sempre da sola e non sta mai a sentire gli altri.
Soprattutto nessuno ascolta Italia, che poi si ritroverà attorno alla sedia un sacco di studenti che vorranno andare via dalle altri classi, perché Stati Uniti e gli altri bulli quando vogliono una cosa non si tengono.
Molti ci dicono che dobbiamo essere riconoscenti a Stati Uniti e che, se non fosse stato per lui, la classe UE tanti anni fa non avrebbe potuto avere fondamenta, mura e finestre.
Probabile.
Ma dopo 70 anni, direi che il debito con il bullo sia stato abbondantemente pagato.
Con gli interessi.
Alle volte penso che in quella scuola chi stia meglio di tutti è il bidello.
Quello fa il saggio, ha un sacco di figli, e se ne sta spaparanzato a leggere il giornale e fumare, mentre tutto intorno le classi fanno un casino infernale.
Il bidello è l’India. Con tutto quello che succede nella scuola, qualche anno fa ha deciso di avere una discussione proprio con Italia.
Strano proprio, il bidello.

La classe della UE nemmeno quest’anno finirà il programma di studi, per colpa sua e per quello che succede nelle altre classi, anche quelle del piano di sotto, come Estremo Oriente, Sudamerica, o Centrafrica.
Ma tanto, nella classe della UE, per i professori l’importante è solo che ogni anno tutti versino la quota della gita, poi ognuno può fare quello che gli pare.

E alla fine, come sempre, nessuno imparerà mai nulla.


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