L’ha detto Freud, io non ne ho colpa.

La  folla  è  straordinariamente  influenzabile  e  credula,  manca  di  senso  critico,  niente  per  essa  è inverosimile.  Pensa  per  immagini  che  si  richiamano  le  une  alle  altre  per  associazione,  come  negli stati  in  cui  l’individuo  dà  libero  corso  alla  propria  immaginazione,  senza  che  un’istanza  razionale intervenga  a  giudicare  sul  grado  della  loro  conformità  alla  realtà.  I  sentimenti  della  folla  sono sempre molto semplici e molto esaltati. Essa non conosce né il dubbio né l’incertezza15.

La  folla  giunge  subito  agli  estremi.  Un  accenno  di  sospetto  si  trasforma  immediatamente  in indiscutibile evidenza. Una semplice antipatia… diviene subito odio feroce16. Portata  a  tutti  gli  eccessi,  la  folla  è  influenzata  solo  da  eccitazioni  esasperate.  Chiunque  voglia agire  su  di  essa,  non  ha  bisogno  di  dare  ai  propri  argomenti  un  carattere  logico:  deve  presentare immagini dai colori più stridenti, esagerare, ripetere incessantemente la stessa cosa. Non avendo nessun dubbio su ciò che essa crede verità o errore, e con la chiara nozione della propria forza, la massa è tanto obbediente all’autorità  quanto  intollerante…  Sente  il  prestigio  della  forza,  ed  è  scarsamente  impressionata  dalla  bontà,  considerata  una  forma  di debolezza.

Dai suoi eroi la folla esige la forza, persino la violenza. Vuole essere dominata e soggiogata e temere il suo padrone… Infatti la folla ha un irriducibile istinto conservatore e, come tutti i primitivi, un orrore inconscio per ogni innovazione o progresso e un illimitato rispetto per la tradizione. Se  ci  si  vuol  fare  un’idea  esatta  della  moralità  delle  folle,  si  deve  considerare  il  fatto  che  negli individui  riuniti  in  esse  sono  scomparse  tutte  le  inibizioni  individuali,  mentre  gli  istinti  crudeli, animaleschi,  distruttori,  residui  delle  epoche  primitive,  che  giacciono  nel  fondo  di  ciascuno,  si ridestano  e  cercano  la  propria  soddisfazione.

(Sigmund Freud, Psicologia delle masse e analisi dell’Io, 1921)


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